Logo senza cliché
Un logo non serve a “dire cosa fai”. Serve a far percepire che tipo di scelta sei: tono, affidabilità, carattere. È la distillazione visiva di una promessa.
Se ti stai muovendo dentro la Mappa 3×9, questo framework vive in DESIGN → Experience & Identity (riferimento: Mappa 3×9).
In 30 secondi: evita il logo-didascalia (fitness: mela/kettlebell; scrittura: penna; azienda: ingrannaggio) e costruisci un segno che regge in uso reale. Parti da promessa → tono → segno, poi valida con poche prove concrete.
Domanda
Come creo un logo che non sia un cliché di categoria, ma un segno che regge il mercato e il cliente?
Quando usarlo
Quando stai avviando o riposizionando un brand, oppure quando il logo attuale ti “incolla” alla categoria e rende tutto indistinguibile.
Criteri / segnali
Un logo sta andando nella direzione giusta se:
Non descrive il mestiere. Distilla un carattere (e quindi una scelta) invece di fare la didascalia del servizio.
È coerente con una promessa verificabile. Se la promessa cambia, il segno deve cambiare.
Regge senza contesto. Funziona in piccolo, in monocromia, e non “muore” accanto a foto e interfacce.
Riduce frizione e ambiguità. A colpo d’occhio: “capisco il tipo di posto / di stile / di relazione che mi aspetta”.
Per non discuterne “a gusti”, scegli 1–2 prove semplici (prima di innamorarti):
5-second test: mostri il segno 5 secondi e chiedi: “che sensazione ti lascia? che tipo di brand è?”.
Adozione interna: il team lo usa bene (e volentieri) entro due settimane.
Output minimo
L’obiettivo non è “fare tante versioni”: è costruire un Visual MVP che regge gli usi reali.
Segno principale: semplice e leggibile, con un tratto caratteristico. Test obbligatorio: 16px e stampa piccola.
Tipografia: un font primario che porta il tono (calmo, fermo, tecnico, umano). La parola è metà logo.
Colori: 2 principali + bianco/nero. L’accento serve a lavorare, non a decorare.
Spaziature: margine minimo + rapporto tra segno e nome. Qui si vince la coerenza negli usi.
Varianti controllate: principale, 1-colore, negativo. Il resto nasce solo se serve.
File e formati “da adulti”: vettoriale (SVG/PDF) + versioni per digitale. Senza vettoriali non hai un logo: hai un’immagine.
Micro-prove di realtà: due applicazioni vere (es. header sito + avatar + una stampa). Non per estetica: per stress test.
Prossima mossa
Scegli una sola strada e chiudi il giro con disciplina (riferimento operativo: Mappa 3×9).
1) Chiarisci la promessa (1 frase). “Aiutiamo X a ottenere Y senza Z”. Se non è chiara, il logo sarà rumore.
2) Fissa 3 aggettivi di tono. Esempio: calmo / fermo / pulito. (Non “premium”, non “innovativo”.)
3) Genera poche proposte (2–3). Pochissimi giri, un decisore. Due tavole ben pensate battono dieci bozze.
4) Valida con le prove. 5-second test + 2 micro-applicazioni. Se non regge, non discutere di gusti: torna a promessa/tono.
Errori comuni
Icone scolastiche di categoria (mela, kettlebell, spina, fogliolina): ti rendono intercambiabile.
Effetti e decorazioni (ombre, lucidi, gradienti “a caso”): reggono finché non cambiano i contesti.
Committee design: troppi input, nessuna scelta. Il segno perde carattere.
Vuoi applicare il framework al tuo contesto?
Scrivimi: nome + link + tema in 1 riga + 3 slot.
Risposta entro 48h lavorative. NDA disponibile.