Frameworks
Una libreria di framework operativi per leggere un business e trasformare decisioni in sistema. Pochi asset, ad alta leva.
Ogni framework: domanda → quando usarlo → criteri → output minimo → prossima mossa.
Oppure sfoglia tutti i frameworks ↓
Quando i contenuti non sommano: Hook, Proof e linea di comunicazione
Domanda: come capire se il problema è la comunicazione o la linea che manca? Output minimo: one-liner + definizione Hook/Proof + mappa touchpoint → ruolo + lessico + gerarchia standard.
Quando un team dice “stiamo comunicando, ma non tira”, spesso il problema non è la quantità di contenuti. È che i contenuti non sommano: ogni touchpoint sembra parlare con una voce diversa, e il sistema perde forza.
Questo framework serve a capire quando il blocco non è “fare di più”, ma definire una linea di comunicazione: una regola coerente che allinea ciò che attiva interesse e ciò che porta prova. Se ti stai orientando dentro la Mappa 3×9, questo framework vive soprattutto in DESIGN → Experience & Identity.
In 30 secondi: se social, landing, email, sales e materiali sembrano pezzi scollegati, il problema spesso non è il contenuto. È la linea. La soluzione non è scegliere una sola voce, ma decidere sequenza, ruoli e regole tra Hook e Proof.
Domanda
Come faccio a capire se il problema è davvero la comunicazione, oppure se manca una linea che faccia sommare i contenuti?
Quando usarlo
Quando i contenuti esistono, ma non si trasformano in comprensione, fiducia o conversione in modo coerente.
Criteri / segnali
Il problema è probabilmente di linea di comunicazione se riconosci diversi di questi segnali:
I touchpoint sembrano aziende diverse. Social, sito, email, deck o sales call cambiano tono, priorità e promessa.
La promessa non è leggibile al primo colpo. Bisogna “capire da soli” cosa ottieni e perché dovresti ascoltare.
Hook e proof sono mescolati male. In alcuni punti spieghi troppo presto; in altri prometti senza dare struttura.
Ogni contenuto riparte da zero. Non esiste una linea che renda i pezzi riconoscibili e cumulativi.
L’autorevolezza diventa pomposità. Oppure, al contrario, la chiarezza diventa superficialità.
Il team corregge continuamente il copy, ma la sensazione generale non migliora.
La distinzione che sblocca è questa:
Hook = la voce che attiva interesse, prossimità, attenzione.
Proof = la voce che porta metodo, sostanza, credibilità.
Il punto non è sceglierne una sola. Il punto è decidere ordine e ruolo.
Output minimo
L’output minimo non è “più contenuti”. È una Linea di comunicazione minima composta da 5 elementi.
One-liner
Una frase netta che chiarisce cosa ottengo e perché dovrei ascoltarti.Definizione di Hook e Proof
Due righe per ciascuna voce: cosa deve fare, cosa non deve fare, dove entra.Mappa touchpoint → ruolo
Ogni touchpoint deve sapere se serve a:attivare interesse
portare prova
convertire
Lessico coerente
Parole bandiera e parole da evitare, per non oscillare tra registri incompatibili.Gerarchia standard
Una sequenza ripetibile: promessa → per chi → cosa include → proof → logistica / CTA.
Prossima mossa
Scegli una sola strada, in base a dove senti la frizione più forte.
Se i touchpoint sono disallineati: fai un audit rapido di 5 touchpoint e scrivi in una riga che “voce” stanno usando.
Se la promessa è debole: riscrivi il one-liner e verifica se regge su social, hero, email e sales intro.
Se tutto sembra corretto ma non somma: costruisci la mappa touchpoint → ruolo e togli a ogni pezzo il compito che non gli appartiene.
Errori comuni
Cercare di risolvere tutto riscrivendo il copy senza decidere la linea.
Voler fare hook, proof e conversione nello stesso touchpoint.
Confondere rigore con pesantezza, oppure chiarezza con banalizzazione.
Cambiare tono ogni volta che cambia canale, formato o persona.
Market Phase Playbook (ciclo di vita di prodotto & mercato)
Domanda: in che fase siamo e cosa facciamo adesso senza mescolare strategie? Output minimo: ipotesi di fase + 3 evidenze + obiettivo + playbook 5 leve + scadenza di rivalutazione.
Quando un team “fa marketing”, spesso mescola mosse di fasi diverse: spinge awareness da maturità in introduzione, o fa sconti da introduzione quando dovrebbe difendere margini. Il risultato è confusione e spreco.
Questo framework ti aiuta a diagnosticare in che fase sei (per quello specifico mercato/segmento) e a scegliere un set minimo di mosse coerenti sulle 5 leve (prodotto, prezzo, distribuzione, advertising, promozioni). Riferimento di orientamento: Mappa 3×9.
In 30 secondi: identifica la fase con 3–5 segnali verificabili → scegli l’obiettivo di fase → applica il playbook minimo sulle 5 leve → definisci cosa NON fare → metti una scadenza di rivalutazione.
Domanda
Dove siamo nel ciclo di vita (introduzione / crescita / maturità / declino) e cosa facciamo adesso, in modo coerente, senza mescolare strategie?
Quando usarlo
Quando devi decidere priorità di go-to-market e marketing mix, oppure quando i risultati oscillano perché stai cambiando “ricetta” ogni settimana.
Criteri / segnali
Prima regola: la fase è del mercato/segmento (e spesso del canale), non del prodotto “in assoluto”.
Usa 3–5 segnali (trend, non singolo mese):
Vendite: basse e intermittenti / in crescita rapida / in plateau / in calo.
Costi acquisizione: alti per cliente / medi e in miglioramento / bassi ma sotto pressione / bassi ma inefficaci (domanda che scende).
Profitti e margini: negativi / in crescita / in assottigliamento / in calo.
Domanda e conversazioni: “spiego cos’è” / “spiego perché noi” / “difendo differenze” / “mi rivolgo ai fedeli”.
Competizione: pochi player / tanti in entrata / consolidamento e stabilità / uscita e riduzione.
Controllo anti-errore (semplice):
Se stai spendendo per “differenza di marca” ma la domanda è ancora “che cos’è?”, probabilmente sei troppo avanti.
Se stai facendo promozioni pesanti ma la domanda tira già da sola, stai pagando vendite che avresti avuto.
KPI guida (3 per fase, una riga):
Introduzione: Trial rate / Conversione a primo acquisto · CAC/CPA · % awareness/ricerche brand.
Crescita: Tasso di crescita vendite (MoM/YoY) · Share nel segmento (o proxy) · Conversion rate per canale.
Maturità: Margine lordo (o contribution margin) · Retention/Repeat rate · Prezzo medio vs competitor (o discount rate).
Declino: Profitto per linea (contribution margin) · Cashflow netto della linea · Retention dei clienti fedeli (churn dei loyal).
Output minimo
Ipotesi di fase (1 riga): “Siamo in ___ per il segmento ___”.
Evidenze (3 bullet): i 3 segnali che lo supportano.
Obiettivo di fase (1 frase): una sola priorità (trial / quota / margine / cassa).
Playbook 5 leve (minimo): 1 scelta per leva + 1 cosa da NON fare.
Scadenza di rivalutazione: data e metrica guida (non si improvvisa a ogni call).
Prossima mossa
Scegli una delle 3 opzioni (in ordine).
Se non sei sicuro della fase: fai una diagnosi rapida con i segnali sopra e scrivi l’ipotesi di fase con 3 evidenze.
Se la fase è chiara ma le mosse sono miste: applica il playbook minimo della fase per 14–30 giorni, senza eccezioni.
Se sei in transizione (growth→maturity, maturity→decline): scegli l’obiettivo “ponte” (quota→margine, margine→cassa) e imposta una scadenza di rivalutazione.
Playbook minimo per fase (5 leve)
Usa questo come filtro: non “fare tutto”, ma fare il minimo coerente.
Introduzione
Obiettivo: creare awareness e prova (trial).
Prodotto: versione base, chiara, senza varianti inutili.
Prezzo: logica semplice e sostenibile (non creativa).
Distribuzione: selettiva (pochi canali buoni).
Advertising: awareness su innovatori/early adopters.
Promozioni: forti per indurre trial.
NON fare: ossessionarti su “differenze di marca” prima che il mercato capisca cosa sta provando.
Crescita
Obiettivo: massimizzare quota.
Prodotto: estensioni utili + garanzie/servizio per ridurre frizione.
Prezzo: orientato a penetrare (meno attrito, più adozione).
Distribuzione: intensiva (scalare canali che funzionano).
Advertising: interesse e domanda su mercato più ampio.
Promozioni: ridotte (la domanda cresce, non serve “pagare” tutto).
NON fare: ottimizzare margini come se fossi in maturità.
Maturità
Obiettivo: massimizzare profitti e difendere quota.
Prodotto: diversificazione controllata (modelli/varianti con logica).
Prezzo: allineato alla competizione (difesa, non guerra).
Distribuzione: molto intensiva (copertura e presenza).
Advertising: enfasi su differenze e benefici.
Promozioni: usate per stimolare switching (in modo mirato).
NON fare: cambiare posizionamento ogni trimestre per inseguire novelty.
Declino
Obiettivo: ridurre spese e fare cassa (tenere i fedeli).
Prodotto: eliminare prodotti deboli.
Prezzo: possibile aumento selettivo (se il valore percepito regge).
Distribuzione: tagliare canali non profittevoli.
Advertising: ridotto al minimo per mantenere i loyal.
Promozioni: al minimo.
NON fare: investimenti di crescita come se fossi ancora in expansion.
Errori comuni
Confondere “fase del prodotto” con “fase del canale/segmento”: finisci per decidere male.
Mescolare obiettivi: chiedi quota e margine nello stesso mese, e ottieni né l’uno né l’altro.
Cambiare ricetta troppo spesso: senza scadenze di rivalutazione, non impari nulla.
AI dentro il Business OS (governance operativa)
Domanda: come usare l’AI in modo ripetibile dentro un Business OS? Output minimo: specifica operativa (1 pagina) + pacchetto contesto + controlli qualità con scadenza.
Se la usi “a braccio”, l’AI ti dà picchi di qualità e picchi di rumore: oggi brillante, domani incoerente. Un Business OS, invece, vive di ripetibilità: stessi standard, stessi output minimi, stesse regole di controllo.
Questo framework serve a inserire l’AI nel tuo OS senza trasformarla in un generatore di caos. È un pezzo MANAGE e si appoggia alla Mappa 3×9 per mantenere allineati ruoli, asset e decisioni.
In 30 secondi: smetti di “chiedere cose” all’AI. Mettila in un sistema: definisci specifiche, fornisci contesto, imposti controlli con scadenza. L’output diventa prevedibile e integrabile nell’OS.
Domanda
Come inserisco l’AI nel mio Business OS in modo ripetibile, senza perdere coerenza e qualità?
Quando usarlo
Quando l’AI produce output alterni (buoni ma instabili), quando il team “la usa ognuno a modo suo”, o quando stai creando/gestendo un OS e vuoi accelerare senza abbassare gli standard.
Criteri / segnali
Usalo se riconosci almeno 2 di questi segnali:
Output a montagne russe: oggi centrato, domani fuori tono o fuori obiettivo.
Dipendenza dalla chat: se cambia conversazione o persona, cambia anche il risultato.
Standard impliciti: “ci capiamo” ma non esiste una regola scritta su cosa è accettabile.
Revisioni infinite: non perché “manca lavoro”, ma perché mancano criteri di controllo.
Confusione tra scopo e stile: si ottimizza la forma e si perde la decisione (o viceversa).
Principi operativi (semplici, non negoziabili):
Specifiche prima dell’uso: l’AI non è un collega telepatico; è un sistema che esegue regole.
Contesto minimo ma stabile: poche fonti, aggiornate, versionate (riferimento: Mappa 3×9).
Controlli espliciti con scadenza: se non è verificabile, diventa opinione.
Output minimo
Tre asset che entrano nell’OS. Niente di più, niente di meno.
1) Specifica operativa AI (1 pagina)
Scopo: cosa deve produrre (e cosa non deve produrre).
Ambito: dove è competente / dove deve fermarsi.
Standard di qualità: criteri “pass/fail” (chiarezza, utilità, coerenza, rischio).
Formato output: template fisso (sezioni, lunghezza, tono).
Regole di sicurezza e riservatezza: cosa non entra mai (NDA-first quando serve).
2) Pacchetto Contesto (Context Pack)
3–7 file “fonte”: definizioni, decisioni, asset, esempi buoni/cattivi.
Glossario minimo: termini, nomi, promesse, categorie.
Stato attuale: cosa è vero oggi (e cosa è in revisione).
3) Controlli qualità con scadenza
Checklist breve (5–10 righe) per revisionare gli output.
Scadenza di rivalutazione: quando si aggiorna specifica/contesto.
Registro modifiche: cosa è cambiato e perché (versioning leggero).
Prossima mossa
Scegli una sola traiettoria, in base a dove sei bloccato.
Se hai output instabili: scrivi la Specifica operativa (1 pagina) e applicala a 3 output consecutivi.
Se hai incoerenza tra persone/chat: crea il Pacchetto Contesto con 5 file fonte e una regola: “si usa solo questo”.
Se hai revisioni infinite: definisci 7–10 controlli qualità con scadenza e un criterio di stop (“pubblicabile quando…”).
Errori comuni
Trattare l’AI come una scorciatoia invece che come un processo: velocità senza standard = rumore.
Mettere “troppo contesto”: 40 file non sono contesto, sono confusione.
Non fissare scadenze di revisione: la specifica invecchia e l’output degrada senza che te ne accorgi.
Logo senza cliché
Domanda: come creare un logo non-cliché che regge mercato e cliente? Output minimo: Visual MVP (segno + tipo + colori + spaziature + varianti + file vettoriali + 2 prove reali).
Un logo non serve a “dire cosa fai”. Serve a far percepire che tipo di scelta sei: tono, affidabilità, carattere. È la distillazione visiva di una promessa.
Se ti stai muovendo dentro la Mappa 3×9, questo framework vive in DESIGN → Experience & Identity (riferimento: Mappa 3×9).
In 30 secondi: evita il logo-didascalia (fitness: mela/kettlebell; scrittura: penna; azienda: ingrannaggio) e costruisci un segno che regge in uso reale. Parti da promessa → tono → segno, poi valida con poche prove concrete.
Domanda
Come creo un logo che non sia un cliché di categoria, ma un segno che regge il mercato e il cliente?
Quando usarlo
Quando stai avviando o riposizionando un brand, oppure quando il logo attuale ti “incolla” alla categoria e rende tutto indistinguibile.
Criteri / segnali
Un logo sta andando nella direzione giusta se:
Non descrive il mestiere. Distilla un carattere (e quindi una scelta) invece di fare la didascalia del servizio.
È coerente con una promessa verificabile. Se la promessa cambia, il segno deve cambiare.
Regge senza contesto. Funziona in piccolo, in monocromia, e non “muore” accanto a foto e interfacce.
Riduce frizione e ambiguità. A colpo d’occhio: “capisco il tipo di posto / di stile / di relazione che mi aspetta”.
Per non discuterne “a gusti”, scegli 1–2 prove semplici (prima di innamorarti):
5-second test: mostri il segno 5 secondi e chiedi: “che sensazione ti lascia? che tipo di brand è?”.
Adozione interna: il team lo usa bene (e volentieri) entro due settimane.
Output minimo
L’obiettivo non è “fare tante versioni”: è costruire un Visual MVP che regge gli usi reali.
Segno principale: semplice e leggibile, con un tratto caratteristico. Test obbligatorio: 16px e stampa piccola.
Tipografia: un font primario che porta il tono (calmo, fermo, tecnico, umano). La parola è metà logo.
Colori: 2 principali + bianco/nero. L’accento serve a lavorare, non a decorare.
Spaziature: margine minimo + rapporto tra segno e nome. Qui si vince la coerenza negli usi.
Varianti controllate: principale, 1-colore, negativo. Il resto nasce solo se serve.
File e formati “da adulti”: vettoriale (SVG/PDF) + versioni per digitale. Senza vettoriali non hai un logo: hai un’immagine.
Micro-prove di realtà: due applicazioni vere (es. header sito + avatar + una stampa). Non per estetica: per stress test.
Prossima mossa
Scegli una sola strada e chiudi il giro con disciplina (riferimento operativo: Mappa 3×9).
1) Chiarisci la promessa (1 frase). “Aiutiamo X a ottenere Y senza Z”. Se non è chiara, il logo sarà rumore.
2) Fissa 3 aggettivi di tono. Esempio: calmo / fermo / pulito. (Non “premium”, non “innovativo”.)
3) Genera poche proposte (2–3). Pochissimi giri, un decisore. Due tavole ben pensate battono dieci bozze.
4) Valida con le prove. 5-second test + 2 micro-applicazioni. Se non regge, non discutere di gusti: torna a promessa/tono.
Errori comuni
Icone scolastiche di categoria (mela, kettlebell, spina, fogliolina): ti rendono intercambiabile.
Effetti e decorazioni (ombre, lucidi, gradienti “a caso”): reggono finché non cambiano i contesti.
Committee design: troppi input, nessuna scelta. Il segno perde carattere.
Il gate del “Minimo Dignitoso” (3×9 a 6–7)
Domanda: quanto “minimal” è abbastanza per partire senza debito? Output minimo: scorecard 3×9 (9 voti) + gap list + gate decision (si/no + data).
Qui il punto non è fare un MVP povero né inseguire la perfezione: è partire quando il sistema è in piedi e iterare senza pagare interessi di complessità.
Per orientarti (e per tenere allineati i pezzi), torna sempre alla Mappa 3×9.
In 30 secondi: Questo framework ti aiuta a evitare due errori opposti: stagnare nel perfezionismo e partire con un “MVP” troppo povero che crea debito e rework.
La regola è semplice: prima di pubblicare o partire, porta ogni elemento della Mappa 3×9 almeno a 6–7 (solido e coerente, non ottimizzato).
Domanda
Quanto “minimal” è abbastanza minimal per partire, senza pagare poi interessi di complessità?
Quando usarlo
Quando stai per lanciare un sito/offerta/sistema e senti o troppa lentezza (perfezionismo) o troppa fragilità (MVP).
Criteri / segnali
Valuta i 9 elementi della Mappa 3×9 con una scala semplice (0–9). Usa questi ancoraggi:
0–2 — Assente / confuso: manca o è incoerente; non regge una decisione.
3–5 — Bozza fragile: “si capisce”, ma crea attrito, domande e rework.
6–7 — Solido e coerente: è usabile senza te in stanza; collega bene con il resto del sistema.
8–9 — Ottimizzato: migliora efficienza/estetica, ma non è necessario per partire.
Regole di gate (non negoziabili):
Nessun elemento sotto 6. Se c’è un 5, non è “minimal”: è debito.
Se un elemento è 6, puoi partire solo se esiste già una prossima mossa con scadenza per portarlo a 7.
Non cercare 8–9 “a tavolino”: si guadagnano in uso, dopo il primo ciclo reale.
Output minimo
Scorecard 3×9 (9 numeri): un voto “a caldo” per ciascun elemento.
Gap list: quali elementi sono <7 e perché (1 riga per elemento).
Gate decision: “Si parte / Non si parte” + data della rivalutazione.
Prossima mossa
Scegli una mossa (non tre) in base al collo di bottiglia.
Alza il più basso: porta l’elemento con score più basso da 5→6 (o 6→7) con la minor complessità possibile.
Stabilizza i collegamenti: quando i voti sono “ok” ma incoerenti tra loro, lavora sul collegamento (termini, promesse, flusso, ownership) invece che sul dettaglio.
Ship controllato: pubblica/attiva la versione 6–7 e imposta subito il primo ciclo (cosa misuri, dove guardi, quando decidi).
Errori comuni
Confondere “minimal” con “incompleto”: sotto 6 non è velocità, è rework differito.
Alzare un elemento a 9 mentre un altro resta a 4–5: stai costruendo asimmetria e attrito.
Partire senza la prossima mossa per portare i 6 a 7: il sistema resta “quasi buono” per sempre.
Mappa 3×9
Un framework operativo per analizzare e diagnosticare un business (strategy + ops) in pochi minuti: 3 dimensioni, 9 elementi, decisioni e prossime azioni.
Blue & Purple usa un framework per lavorare su strategy + ops per digital & communication: una mappa che riduce rumore, chiarisce trade-off e produce decisioni + asset.
In 30 secondi: 3 dimensioni (PLAN / DESIGN / MANAGE) × 9 elementi. È un filtro per vedere il sistema intero e scegliere la prossima mossa con il miglior rapporto impatto / complessità.
Inizia dalle 9 domande (più sotto) e compila l’evidence pack con quello che hai già.
Cosa fa (e cosa non fa)
Fa
mette ordine senza aggiungere teoria
rende esplicite le scelte (e i “non fare”)
trasforma analisi in output utilizzabili: blueprint, priorità, KPI essenziali
Non fa
non è un metodo di “motivazione”
non è un modello da riempire per sentirsi a posto
non sostituisce la decisione: la rende più facile e più difendibile
Come usarla (3 modalità)
1) Orientamento
Quando inizi una settimana o un progetto: scansiona i 9 elementi e chiediti dove stai perdendo leva.
2) Diagnosi
Quando c’è confusione: trasformi intuizioni sparse in ipotesi verificabili e scelte nette.
3) Progettazione operativa
Quando devi eseguire: traduci la diagnosi in sequenza 30–90 giorni + criteri (stop/continua/scala).
Input → Output (la logica in 2 righe)
Input (evidenze) → Diagnosi (ipotesi + trade-off) → Output (blueprint / KPI / sequenza 30–90)
La Mappa 3×9 (formato operativo)
Per ogni elemento trovi cosa guardiamo e l’output minimo.
PLAN
Decidere dove giocare. Chiarezza su mercato, canali e misure.
Positioning & Market Map
Cosa guardiamo: per chi è / per chi non è, competizione reale, promessa verificabile.
Output minimo:
one-liner + confini (NO espliciti)
3 messaggi “core”
Go-to-Market & Channel Stack
Cosa guardiamo: quali canali meritano energia adesso, sequenza, meccaniche, ritmo.
Output minimo:
stack canali essenziale + cadenza
regole di stop/continua (per non inseguire tutto)
Planning & KPIs
Cosa guardiamo: cosa conta nei prossimi 90 giorni; cosa guardi ogni settimana.
Output minimo:
3–7 KPI essenziali (definizione + fonte)
routine di review (settimanale/mensile)
DESIGN
Costruire ciò che si vende. Offerta, esperienza e asset che reggono la delivery.
Product / Service System
Cosa guardiamo: cosa consegni davvero, confini, packaging, dipendenze.
Output minimo:
architettura offerte (core / mini / add-on)
“cosa è / cosa non è” (chiaro)
Experience & Identity
Cosa guardiamo: coerenza tra promessa e esperienza; punti di frizione.
Output minimo:
standard minimi di qualità (asset + delivery)
regole di consistenza (tono, scelte, priorità)
Innovation & Enabling Tech
Cosa guardiamo: cosa sperimentare in piccolo; tech che riduce complessità.
Output minimo:
backlog esperimenti (piccoli) + kill-switch
decisione: adottare / scartare / rimandare
MANAGE
Rendere l’esecuzione sostenibile. Vincoli, numeri, ruoli.
Legal, Compliance & Bureaucracy
Cosa guardiamo: rischi, coerenza, attriti ripetuti.
Output minimo:
checklist legal essenziale (NDA quando serve)
template/standard minimi
Economics, Costs & Acquisition
Cosa guardiamo: margini, capacità, soglie minime, unit economics.
Output minimo:
P&L semplificato + soglia minima
regole di riprogettazione (quando cambiare)
Team, Roles & Partners
Cosa guardiamo: chi decide cosa; ruoli indossati; partnership utili.
Output minimo:
ownership chiara (chi decide / chi esegue)
calendario cadenzato (review e handoff)
Se vuoi usarla da oggi
Se vuoi usare la Mappa 3×9 subito, non serve “compilare un framework”.
Ti basta rispondere a queste domande: fanno emergere i pezzi giusti senza trasformare tutto in un interrogatorio.
9 domande + 3 extra (per contesto)
Extra (facoltativo, ma consigliato)
CXT1 — One-liner: cosa vendi, a chi, e perché dovrei crederti?
CXT2 — Obiettivo 90 giorni: cosa deve cambiare (misurabile)?
CXT3 — Perché adesso: cosa ti sta facendo perdere più energia oggi e cosa hai già provato?
MAP 3×9 — 9 domande chiave
PLAN
P1 — Dove giochiamo davvero? (cliente ideale + trigger d’acquisto + “per chi NON è”)
P2 — Chi/che cosa ti ruba spazio? (competitor + alternative/substitute + perché oggi scelgono altro)
P3 — Come entra un cliente e come lo chiudi? (funnel reale in 5 step + 1 collo di bottiglia)
DESIGN
D1 — Che cosa consegni davvero? (offerta core + confini + cosa include/non include + perché vale quel prezzo)
D2 — Dove si rompe l’esperienza? (onboarding/delivery: 3 attriti ricorrenti + 1 momento “wow” da creare)
D3 — Qual è la leva tech/processo più ovvia? (una semplificazione/automazione che riduce complessità subito)
MANAGE
M1 — Quali vincoli non puoi ignorare? (legal/compliance/burocrazia + parole/claim “rischiosi”)
M2 — Qual è la matematica che regge (o non regge)? (margini, capacità, soglie minime, budget acquisizione)
M3 — Chi decide cosa? (ownership decisionale + ruoli reali + partner chiave + cosa può bloccare)
Evidence Pack (minimo)
Sito / materiali vendita / listino / 3 competitor
1 screenshot numeri (anche grezzi): lead → call → close, o fatturato/mese
2 esempi comunicazione reale: una mail/WhatsApp e una proposta/deck
Come la applichiamo insieme
Non vendiamo “ore”. Lavoriamo per pianificazione → sviluppo → mantenimento, con confini chiari.
1) PLAN — rotta e decisioni
Si parte da qui quando serve chiarezza.
Perché: evita mesi di build “a tentoni”.
Cosa produce: mappa 3×9 + do/don’t, blueprint su offerta / sito / processi / stack, priorità + KPI essenziali, routine/checklist/calendario operativo.
2) DESIGN — un progetto alla volta, fino a “a regime”
Si attiva quando bisogna costruire o ricostruire.
Perché: massimizza throughput e qualità: una cosa alla volta, chiusa bene.
Cosa produce: un progetto implementato e manutenibile (asset, flussi, automazioni, QA + handoff minimo).
3) MANAGE — mantenimento su tutti i fronti
Si attiva quando il sistema è in esercizio e vuoi continuità.
Perché: tiene pulito e stabile senza riaprire ogni volta un progetto.
Cosa produce: fix, QA, numeri essenziali e miglioramenti leggeri ricorrenti su ciò che è già a regime.
Se vuoi applicarla al tuo contesto
Se preferisci vedere prima prezzi, ambiti e confini, vai su Pricing & Scope. Se vuoi che capiamo insieme il prossimo passo, richiedi una call (20 min).